Il Background che Condiziona lo Shopping

Cosa condiziona lo shoopingVi è mai capitato di andare al supermercato, nel vostro negozio d’abbigliamento preferito, nella vostra profumeria di fiducia e di acquistare seguendo semplicemente l’impulso innato che abbiamo noi donne?
Ma qual è la linea di confine tra l’acquisto impulsivo e la comprensione di un bisogno inespresso da parte del venditore che abbiamo di fronte? Vi siete mai chieste perché acquistate, ma soprattutto quali sono i fattori chiave che vi conducono al processo decisionale?

Lo shopping è terapeutico, come negarlo, ma i sensi di colpa sono dietro l’angolo, soprattutto se non si è effettuato un acquisto mirato.
In una realtà dove l’ offerta supera generosamente la domanda, come fa il consumatore a destreggiarsi tra tutte queste informazioni?

Se il prezzo non è il fattore chiave, o comunque quello decisivo, questo non sarà propenso ad un acquisto impulsivo ma, anzi, si documenterà e raccoglierà quante più informazioni possibili per orientare il suo acquisto verso un prodotto di sicura qualità, la quale è, nei prodotti di fascia alta, il primo requisito richiesto.

In questo frangente è la tecnologia il driver del cambiamento: con l’avvento di internet, è molto semplice reperire i dettagli fondamentali relativi ad un particolare prodotto ed il 40% dei consumatori usufruisce di questo strumento. Quanto più un prodotto è chiacchierato sul web, tanto più il consumatore riuscirà non solo a venirne a conoscenza, ma a farsi nell’immediato un’idea chiara sulla sua utilità, qualità e funzionalità.

Al secondo posto troviamo il fattore green, bio, naturale. Qualunque sia la motivazione alla base di questa scelta (etica, moda?), questo tipo di prodotto è emergente sul mercato e le sopracitate caratteristiche determinano un valore aggiunto per il consumatore, il quale è spesso stimolato all’acquisto da etichette e bollini verdi. Ma attenzione, il prodotto verde non è sempre sinonimo di qualità e tollerabilità.

Al terzo e al quarto posto troviamo la “sensorialità” e il “rapporto azienda-consumatore“, categorie studiate separatamente che hanno, in realtà, una connessione da non sottovalutare.
Spesso, infatti, la sensorialità, intesa come percezione del prodotto, è data dalla stessa shopping experience, dall’attenzione alla fidelizzazione che l’azienda opera investendo su consigli personalizzati, fatti su misura, per far sentir il cliente coccolato e guidato nel suo acquisto. Sicuramente molto più dispendioso a livello di costi, ma che restituisce informazioni fondamentali: il feedback del consumatore.

Creare un’ interazione tra utente finale e azienda fa la differenza. Il sentirsi supportati rassicura ed incentiva all’acquisto. Il rapporto “alla pari” dimostra al cliente di non essere un mero numero, una mera vendita, ma porta alla fidelizzazione e al riacquisto.
Così si sviluppano gli e-commerce con servizi di customer care specializzati e competenti, in una realtà dove l’acquisto online spaventa, rappresentando spesso un ostacolo, avere un sostegno dall’altra parte dello schermo o del telefono è considerato un fattore chiave. Oggi, inoltre, le persone sono molto più propense alla condivisione, grazie alla tecnologia e ai vari social. In crescita anche le pagine aziendali su questi ultimi, in grado di creare un ambiente interattivo e propositivo.

La crescita deriva dalla condivisione della conoscenza tramite quante più reti possibili, alte percentuali sono, infatti, raggiunte dalla multicanalità e dalla multifunzionalità dei canali distributivi.
In ogni caso, per le case cosmetiche, come per qualsiasi altra azienda di prodotti destinati al consumo lo step fondamentale, alla base di ogni processo decisionale, è conoscere i consumatori, i clienti ed anticipare i loro bisogni per guidare la domanda e sviluppare desideri taciti.

Il processo decisionale non può essere considerato esclusivamente a monte, ma bisogna considerare l’utente finale, il consumatore. La catena del valore subisce un ribaltamento per il raggiungimento di un obiettivo a lungo termine che porti alla soddisfazione comune: quella dell’azienda, ma, soprattutto, quella del cliente.

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